
Presso la religione induista, Kali rappresenta l'aspetto guerriero di Parvati, la consorte di Śiva,
una divinità dalla storia lunga e complessa. Nonostante sia
grossolanamente identificata come simbolo di oscurità e violenza, si
tratta di una deità benefica e terrifica al tempo stesso, dalla
carnagione scura e numerosi attributi dal profondo significato
simbolico. Le quattro braccia reggono strumenti di distruzione e
purificazione; al collo indossa una collana fatta con i teschi di Asura (demoni).
È conosciuta anche come Devi (la dea) e Mahadevi (la grande dea) e assume aspetti diversi: Sati (la donna virtuosa), Jaganmata (la madre del mondo), Durga (l'inaccessibile).
Inviata
sulla Terra per sgominare un gruppo di demoni iniziò ad uccidere anche
gli esseri umani. Per fermarla Śiva si distese fra i cadaveri; quando la
dea si accorse che stava per calpestare il proprio marito, interruppe
la sua furia.
La città di Calcutta deve il suo nome al termine Kalighat (i gradini di Kalì) che servono ai fedeli per scendere al Gange.
Alla
stessa stregua di Ishtar, spostandoci più a est, troviamo le storie
della dea Kali che, insieme a Lilith, sono figure femminili odiate e
maltrattate dalla tradizione. Kali non sarebbe altro che l’emanazione
terribile o punitiva della dea Durga, di norma misericordiosa e dotata
di poteri infiniti, giusta sposa del dio Shiva, che risiede sulla
Montagna Sacra. In seguito nell’Induismo primevo filtrarono altre deità
di differenti provenienze e, nella nuova gerarchia religiosa venutasi a
creare, i potenti dei ancestrali erano scomodi. Visto che la tradizione
popolare non voleva però rinunciarci, Kali e Shiva ricoprirono ruoli
negativi, in particolare Kali divenne una figura peccaminosa e crudele,
orribile e insensatamente distruttiva, mentre essa è - nella sua
primaria immagine di Durga - creatrice e generosa, eterna sposa e
controparte di Shiva, il quale ammette di essere un fantasma inanimato
senza di lei. Durga quindi, solo nella sua emanazione di Kali, si
trasforma in un guerriero forte e inarrestabile, molto più potente degli
dei di sesso opposto, per loro stessa ammissione. Nella battaglia per
ottenere la mano di Durga si evidenzia l’uso di armi avanzate e tecniche
di combattimento stellare. Si racconta infatti che il demone (entità
maligna) Sumbha si è innamorato di lei e manda il comandante del suo
esercito, Sugriva, a porgerle un’offerta di matrimonio, invitandola ad
arrendersi. Al suo rifiuto (la dea aveva fatto voto di sposare solo chi
l’avesse sconfitta in battaglia), il demone si infuria e ordina a
Sugriva di mettersi a capo dell’esercito, per portargli la dea
sconfitta. Il demone-comandante la attacca ma lei, la terribile Kali,
emette un suono che lo incenerisce, un "Hum" (Om) supersonico. Infuria
una battaglia cosmica: i due eserciti si fronteggiano, le forze della
Dea sono composte da molteplici forme di divinità femminili da lei
emanate. Interviene il demone Munda, che lancia contro la dea migliaia
di dischi, ma tutte le sue armi sono annientate in un istante. Un altro
demone la sfida personalmente: Kali ritira il suo esercito e accetta il
duello. Il comandante porta Kali fino in cielo, scatenando una guerra
stellare all’ultimo sangue, al cui termine il demone muore trafitto dal
dardo della dea. È chiaro che Kali non ha bisogno di eserciti al suo
seguito e non ha nessun problema a dare l’ordine di ritirare tutte le
truppe. Kali può prendere decisioni da sé, impartire ordini ed accettare
le sfide di tutti i demoni, comandanti di orde nemiche, con la perizia
di un generale valoroso. Alcuni tra gli dei più potenti ricorrono a lei
per chiedere aiuto in battaglia: Shiva la invoca per combattere contro
il demone Tripura e allo stesso modo si rivolgono a lei Brahma e Indra.
La si definisce decisa e spietata, capace di combattere il nemico
frontalmente senza mai arretrare, annientando tutto ciò che si trova
sulla sua strada.

La Dea Kali
Le stelle sono oscurate,
Le nuvole coprono altre nuvole,
E' oscurità vibrante, risuonante;
Nel vento ruggente che soffia turbinante
Vi sono le anime di un milione di folli,
Appena fuggiti dalla casa-prigione,
Alberi divelti alle radici,
Spazzati via dalla strada.
Il mare si è unito alla mischia
E fa turbinare onde gigantesche
Per raggiungere il cielo nero come la pece.
Il luccichio di una tenue luce
Rivela da ogni parte
Migliaia e migliaia di ombre
Di morte, luride e nere.
Spargendo calamità e dolori,
Danzando folle di gioia,
Vieni, Madre, vieni!
Perché terrore è il Tuo nome,
La morte è nel Tuo respiro,
E la vibrazione di ogni Tuo passo
Distrugge un mondo per sempre.
Vieni, Madre, vieni!
La Dea della Distruzione.
Le nuvole coprono altre nuvole,
E' oscurità vibrante, risuonante;
Nel vento ruggente che soffia turbinante
Vi sono le anime di un milione di folli,
Appena fuggiti dalla casa-prigione,
Alberi divelti alle radici,
Spazzati via dalla strada.
Il mare si è unito alla mischia
E fa turbinare onde gigantesche
Per raggiungere il cielo nero come la pece.
Il luccichio di una tenue luce
Rivela da ogni parte
Migliaia e migliaia di ombre
Di morte, luride e nere.
Spargendo calamità e dolori,
Danzando folle di gioia,
Vieni, Madre, vieni!
Perché terrore è il Tuo nome,
La morte è nel Tuo respiro,
E la vibrazione di ogni Tuo passo
Distrugge un mondo per sempre.
Vieni, Madre, vieni!
La Dea della Distruzione.
Vivekananda - Madre Kālī (1898)

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